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Il Pd di Passoni è opposto a quello dell'imprenditore

Prima la tragedia: la partecipazione, a Molfetta, al corteo di Cgil, Cisl e Uil dopo l’incidente in cui hanno perso la vita cinque operai. Poi, nel pomeriggio, l’opportunità, con la firma dal notaio della candidatura che lo vedrà impegnato col Pd in Toscana. Per il segretario confederale della Cgil Achille Passoni c’è un filo rosso che lega le due cose: la convinzione che le ragioni del lavoro possano trovare una compiuta espressione nel Pd. Un partito che, visto dalla parte del segretario confederale della Cgil, è assai diverso da quello di Calearo. Il quale, solo per ricordare qualche dichiarazione, ha affermato che i programmi del Pd e di Confindustria sono molto simili, che è arrivato il momento di togliere l’articolo 18, e che destra e sinistra non esistono più. Dice Passoni: «Destra e sinistra ci sono eccome e io, nel Pd, mi sento in un moderno partito di sinistra. È chiaro che in un grande partito trovano posto una pluralità di espressioni. Ma è altrettanto chiaro che questa pluralità di espressioni è tenuta assieme dal manifesto programmatico, dalla carta dei valori, dallo statuto e dal programma elettorale. Se uno si candida deve accettare questi paletti. Tutto il resto sono chiacchere». E, proprio partendo dal programma, Passoni indica le priorità del Pd che rispetto a quelle di Confindustria qualche differenza ce l’hanno, eccome: «La lotta alla precarietà è centrale, ed è il segno di quale campo occupi il Pd. Tra l’altro la proposta di un minimo garantito per i precari offre delle tutele a una larga fascia di persone che lavorano sottopagate. È chiaro che questa misura, da sola, non basta e che dovremo riformare gli ammortizzatori sociali. Ma è un segno ben preciso». Sulla legge Biagi afferma: «La vera piaga del nostro paese è il parasubordinato, ovvero quei lavoratori che hanno contratti precari e svolgono mansioni come se fossero dipendenti. La prima cosa da fare è smascherare queste situazioni, come ha fatto il ministro Damiano sulla vicenda dei call center. Poi bisogna rendere quel lavoro più costoso per incentivare le imprese alla stabilizzazione». E precisa: «Al congresso della Cgil indicammo la necessità di una nuova legislazione sul lavoro. E fissammo degli obiettivi: ridurre la pletora dei contratti che vengono usati, combattere l’idea che il lavoro sia una merce e il lavoratore sempre disponibile, e pure quella per cui il sindacato sia una sorta di ammortizzatore sociale e non un soggetto della rappresentanza». Tradotto: per Passoni, la legge Biagi va superata. Sul capitolo dell’articolo 18 Passoni taglia corto: «Il dibattito si è chiuso nel 2002 con la grande manifestazione in cui la Cgil portò oltre tre milioni di lavoratori al Circo Massimo. Aggiungo: non deve passare l’idea che si taglia a chi già ha poco per dare a chi ha meno. Questa è un’idea davvero balzana. Le tutele vanno estese, non tolte». Passoni contesta anche l’idea esposta da Calearo a Ballarò che la caduta del governo Prodi sia stata un bene: «È stato interrotto un cammino in cui si stavano prendendo misure a vantaggio del mondo del lavoro. Il Protocollo è stato molto importante. E a gennaio eravamo arrivati a discutere su come redistribuire l’extragettito. L’interruzione della legislatura ha nuociuto ai lavoratori».

Il programma del Pd, per Passoni, non solo è diverso da quello di Confindustria ma ha recepito anche alcuni punti significativi della piattaforma dei tre sindacati confederali. Sul fisco: «Si deve usare la leva fiscale per ridare potere d’acquisto ai salari. Quindi prima bisogna fare detrazioni per il lavoro dipendente e poi rimettere mano alle aliquote». Sui contratti: «La contrattazione di secondo livello va estesa visto che ora copre una minoranza del mondo del lavoro. Per quanto riguarda i contratti è sbagliato contrapporre quello nazionale a quelli di secondo livello. Il contratto nazionale tutela l’universo del mondo del lavoro. Mentre la contrattazione di secondo livello deve ridistribuire la ricchezza là dove viene prodotta. Ma va estesa».

E sul capitolo sicurezza il segretario confederale della Cgil lancia quasi un appello: «Il decreto sulla sicurezza deve passare. E Confindustria dovrebbe contribuire a creare una cultura della sicurezza sul lavoro».


Alessandro De Angelis

da Il Riformista di giovedì 6 marzo

Pubblicato il 6/3/2008 alle 18.4 nella rubrica Diario.

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