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Walter non chiama. I socialisti walk alone

E ora i socialisti, seppur con più di un mal di pancia, si preparano ad andare da soli. Certo, se Veltroni accettasse un confronto programmatico e, soprattutto, un’alleanza politica la disponibilità a correre insieme ce l’avrebbero ancora, eccome. Ma a una condizione di cui Veltroni non vuole neanche sentir parlare: che accanto a quelli del Pd ci siano il simbolo e la lista del Ps. Da questo punto fermo i socialisti non sembrano affatto disposti ad arretrare. E in questa direzione lo stato maggiore del partito sta compiendo gli ultimi tentativi, anche se i margini sembrano assai stretti, viste le dichiarazioni di Veltroni che, ancora ieri, ha ribadito la volontà di una battaglia solitaria. E che ha fissato sì l’incontro con la Cosa rossa, ma con i socialisti non parla neanche tramite agenzie.

Comunque Boselli&Co non rinunciano a giocare le ultime carte, o almeno ci provano: ieri il segretario dello Sdi ha incontrato Prodi, e ha cercato una sponda, nel Pd, in quanti non sono affatto convinti della corsa solitaria del sindaco di Roma. Ma, soprattutto, hanno intenzione di chiedere a Rasmussen, di operare una moral suasion su Veltroni. Un mossa, questa, da fare con tutte le cautele del caso, anche perchè, dicono, potrebbe mettere in difficoltà il presidente del Pse.

Almeno un paletto però sembra ormai fissato: nessuno è disposto ad accettare l’ultima controfferta veltroniana di un pacchetto di posti all’interno delle liste del Pd. Quindi, ad oggi, non si tratta. Anzi, da parte socialista, si avverte un certo irrigidimento dopo che è saltato l’incontro tra Boselli e Veltroni previsto per i giorni scorsi. E non ci sono stati nemmeno contatti informali. In questa situazione di stallo, e poiché dal loft arrivano segnali tutt’altro che incoraggianti (ovvero nessun segnale), in casa socialista ieri si sono rotti gli indugi: «Non siamo disposti a rimanere in attesa di una telefonata. Noi non lo cerchiamo, se ci cerca Walter andiamo a vedere che cosa ci propone», hanno ripetuto, con accenti diversi, molti dirigenti del Ps.

Ma Walter non chiama. E, visto che non chiama, si preparano a correre da soli. A San Lorenzo in Lucina ieri è stato un via vai di dirigenti locali in un clima da campagna elettorale avviata. L’apertura, di fatto, avverrà sabato a Napoli con Angius, Boselli, Barbieri e Craxi. Gli slogan non sono ancora pronti ma, al quartier generale socialista, giurano che sarà condotta all’insegna di una strategia d’attacco. Verso Berlusconi, certo, ma anche, e soprattutto, verso Veltroni, in nome di una «sinistra vera». Tra le ipotesi che sono circolate ieri c’è anche una politica delle «mani libere» all’interno delle amministrazioni locali: «Se non c’è vincolo a Roma, non si capisce perché dobbiamo stare insieme nelle giunte», affermava più di un dirigente. Ma il momento dello scontro totale, se mai ci sarà, non è ancora arrivato. Anche se, già sabato a Napoli, gli oratori non si faranno mancare critiche e prese di distanza nei confronti della gestione Bassolino. E ieri si è deciso di accelerare i tempi del congresso fondativo del Ps che si terrà l’1 e 2 marzo a Roma.

Ma se in casa Sdi qualcuno aspetta ancora la telefonata di Veltroni, e ci spera fino alla fine, altri scelgono una linea più aggressiva. Dice Bobo Craxi: «Credo che sia la prima volta al mondo che un candidato premier rifiuti una lista a suo sostegno. Sono cose che non succedono neanche in Kenya. Comunque noi non andremo con il cappello in mano a bussare alla porta di Veltroni». E ancora: «Tutta questa discussione è viziata da tatticismo, politicismo e ostracismo. Una alleanza della sinistra riformista contro Berlusconi era naturale, dal momento che abbiamo governato assieme con lealtà. Aggiungo che le forze laiche hanno governato in coalizione con la Dc per quasi mezzo secolo e che nessuno, nella Dc, si è mai messo in testa di chiedere ai propri alleati di sciogliersi nel loro partito. Invece Veltroni vuole Di Pietro e non noi, così i voti dei socialisti vanno a Berlusconi e lui prova a uccidere il nostro gruppo dirigente un’altra volta. Spero che rifletta, anche perché si può ancora vincere. Comunque siamo pronti, prontissimi, ad andare da soli». In quest’ottica c’è già chi guarda ad un rafforzamento delle liste. Spini guarda a sinistra: «Mussi ha negoziato un accordo al ribasso con Bertinotti. Dobbiamo subito provare a costruire una lista all’insegna del socialismo europeo con chi, dentro Sd, non vuole andare nella Cosa rossa». Turci pensa invece a mettere insieme i laici «Serve un’alleanza tra tutte le forze laiche, compresi i radicali. Il che non significa rifare la Rosa nel pugno: dobbiamo mantenere come bussola il progetto socialista e non rinunciare al nostro simbolo».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di giovedì 7 febbraio

Pubblicato il 7/2/2008 alle 16.48 nella rubrica Diario.

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