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Boselli vuole il nuovo conio con Walter. E per farsi dire di sì vara il lodo Rasmussen

Et voilà: il nuovo conio della Costituente socialista si chiama Veltroni. Proprio così: Walter Veltroni, lo stesso Veltroni al quale i socialisti, da quando è stato eletto segretario del Pd, non le hanno certo mandate a dire, su tutto: «Ha già fallito come segretario dei Ds, lo stesso accadrà col Pd» ripetevano Boselli&Co nel presentarsi come alternativi a quello che chiamavano «compromesso storico bonsai». E ancora: Walter era considerato la mina principale per le sorti del governo Prodi. Tanto che in occasione della dichiarazione di voto alla Camera di dieci giorni fa il capogruppo Roberto Villetti la mise giù dura: «Il momento in cui questa crisi si è aperta non è stato quello delle dichiarazioni di Mastella alla Camera, ma a Orvieto dove Veltroni ha sepolto la maggioranza che fino a oggi ha sostenuto il governo».

E ora? Adesso che l’ombrello prodiano non c’è più, in casa socialista, piove a cielo aperto. E si corre ai ripari. In fondo, ci sono stati momenti della storia socialista in cui i rapporti con Veltroni erano buoni, anzi, ottimi: e allora, si può discutere, dicono i socialisti; o almeno si può tentare. Al quartier generale di San Lorenzo in Lucina ieri si sono svolte una serie di riunioni. Organizzative, a partire dal tema del congresso: previsto per l’inizio di aprile, le elezioni anticipate costringono a rimandarlo e a indire al suo posto una convention, all’inizio di marzo, di carattere elettorale. Ma soprattutto politiche, attorno all’ipotesi dell’accordo con il Pd. Contatti tra Boselli e Veltroni ci sono stati, eccome, nei giorni scorsi. E non è affatto un caso che i socialisti, a partire dal discorso di Angius al Senato, abbiano tenuto toni assai bassi nei confronti di quello che potrebbe tornare ad essere «l’amico Walter»: nessuna particolare polemica sulla laicità, e nessun attacco al Pd in questi ultimi tempi. Dunque: Boselli prova a trattare. E i sondaggi, sotto al quattro per cento, lo incoraggerebbero in tal senso. In attesa del faccia a faccia con Veltroni, previsto per ieri, e che dovrebbe svolgersi oggi, il leader socialista ha messo a punto la linea con il comitato promotore della Costituente. Formalmente la posizione è: noi presentiamo la nostra lista e il nostro simbolo e aspettiamo che Veltroni ci proponga un incontro. Ma il dietro le quinte il ragionamento è più articolato. E ruota attorno a una formula, usata da molti: il carattere «strategico» del rapporto col Pd. Boselli vorrebbe una micro-coalizione riformista con i democratici. A tal fine si presenterà al faccia a faccia con Veltroni con un programma che, visti i toni di qualche tempo fa, tutto è fuorché una dichiarazione di guerra. Certo, sul lavoro ci sarà la flexisecurity, e il richiamo al programma del Pse di Oporto. E ci sarà pure il «completamento» della legge Biagi. Ma non è da qui che passa l’accordo. È sulla laicità che i socialisti proporranno, proprio mentre Veltroni lavora per aprire la campagna elettorale con Zapatero, un accordo minimo: i Dico (nella versione Bindi-Pollastrini) e il testamento biologico (nella versione Ignazio Marino). Detta in altri termini: caro Walter, non puoi dire no.

E, per non farsi dire di no, ieri i socialisti hanno messo a punto pure il “lodo Rasmussen”: qualora Veltroni dovesse rifiutare il corteggiamento, Boselli&Co chiederebbero al presidente del Pse di convocare entrambi per chiarire perché partiti che sono vicini in Europa non possono essere alleati in Italia. Qui entra in campo la questione simbolo, che Boselli vorrebbe accanto a quello del Pd e di chi ci sta.

E Veltroni? Il segretario del Pd, ad oggi, non sembra intenzionato ad affiancare altri simboli a quello del suo partito. E, dicono al loft, una campagna elettorale con i socialisti sul tema della laicità rischia di diventare un boomerang. Dunque la controfferta veltroniana potrebbe essere quella di un gruzzolo di seggi tale da tutelare il gruppo Sdi all’interno delle liste del Pd, e niente più. Per Boselli accettare significherebbe sconfessare la linea seguita da un anno a questa parte: e, infatti, continua a ripetere, «il nostro simbolo sulla scheda comunque ci sarà». Ma altri dirigenti della Costituente temono che il segretario dello Sdi alla fine possa cedere alle lusinghe veltroniane. Dice De Michelis: «Un’unica lista col Pd? Decisamente no, altrimenti entravamo in quel partito. Comunque dico: gli elettori che vogliono essere socialisti devono sapere che ci sarà un simbolo socialista autonomo. Chi va con Veltroni non si porta dietro un voto e dubito anche che il segretario del Pd avrà molti posti da offrire». Afferma Turci: «Non è nemmeno pensabile che qualcuno di noi possa farsi ospitare all’interno del Pd. Abbiamo avviato la Costituente con un obiettivo ben più ambizioso».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di mercoledì 6 febbraio

Pubblicato il 6/2/2008 alle 18.54 nella rubrica Diario.

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