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Angeletti: "Prodi faccia sua la nostra agenda"

«Bene Damiano. Anzi: era ora. Adesso però il governo si deve assumere l’impegno, in vista dell’incontro dell’8 gennaio, di rispondere alle nostre richieste. Se invece verrà al tavolo facendo solo promesse sarà inevitabile lo sciopero generale». Il segretario della Uil Luigi Angeletti ha apprezzato la proposta di detassare gli aumenti salariali fatta ieri su Repubblica dal ministro del Lavoro Damiano. Ma, a suo giudizio, questo non basta a dare credibilità a un governo che, a sentire il segretario della Uil, tanto affidabile non sembra proprio.

La prossima settimana si svolgerà una doppia verifica, quella tra le forze di maggioranza e quella tra governo e parti sociali. Sulla prima Angeletti dice: «Il tema vero della cosiddetta verifica di governo sarà la legge elettorale. Non altro. Sono certo che nemmeno Rifondazione aprirà la crisi su fisco e salari se troverà un accordo sulla legge elettorale». E spiega: «Il governo ha bisogno di un tagliando. Prodi dovrebbe far propria la nostra agenda. Soprattutto dovrebbe iniziare a fare una vera politica economica, altrimenti è destinato a finire. Finora ha mirato ad avere da un lato l’approvazione di Bruxelles e dall’altro quella di Confindustria e dei suoi giornali. Ma, nei fatti, non ha perseguito il vero obiettivo che dà senso ad una politica economica: la crescita. Ecco perché serve una svolta su crescita, liberalizzazioni, modernizzazione del paese e redistribuzione del reddito; ovvero a partire dalla nostra piattaforma». Sulla seconda verifica, che riguarda direttamente i sindacati, afferma: «È ovvio che il governo l’8 gennaio non potrà dire di no alle nostre proposte, e questo già lo sappiamo. Ma quello che ci preoccupa è che dica sì in linea di principio e poi al momento delle decisioni non trovi i soldi. Questo è il pericolo».

Dopo il monito di Epifani e quello di Bonanni anche Angeletti mostra una certa preoccupazione sul confronto di gennaio. E non è affatto convinto dall’idea del patto di produttività lanciata da Prodi: «In linea di principio è utile, ma per farlo, come tutti i patti, serve uno scambio: l’aumento dei salari in cambio dell’aumento della produttività. Ma non tutte le imprese e non tutta Confindustria saranno favorevoli. Anche perché non tutte le imprese stanno aumentando la loro produttività». E aggiunge: «Un anno fa sul pubblico impiego facemmo un accordo di questo tipo. Poi non solo il governo non ha fatto proposte per realizzare quel patto ma non ha nemmeno rinnovato i contratti». Anche sulla nuova concertazione, di cui ha parlato il premier, Angeletti qualche dubbio ce l’ha, eccome: «Non ne capisco il senso. La cosa nuova sarebbe una concertazione per far crescere il paese. In tutti i campi, anche sulle liberalizzazioni, dove il governo si è trovato isolato di fronte alle resistenze di alcune categorie. Eppure le liberalizzazioni servono. Penso ai servizi pubblici, alle imprese, alle assicurazioni. Voglio dire a Bersani che se ci invita a un tavolo si possono individuare insieme gli obiettivi».

Ma per i prossimi mesi la priorità, per i tre sindacati confederali, è una sola: come aumentare il potere d’acquisto dei salari. Dice Angeletti: «La riduzione del potere d’acquisto di salari e pensioni è dovuta a due fattori: l’aumento di prezzi e tariffe e l’aumento del carico fiscale sul lavoro dipendente. Conseguenza: l’economia è cresciuta poco perché, anche se sono andate bene le esportazioni, non è cresciuta la domanda interna. E il nostro Pil è più basso rispetto agli altri paesi europei». E per riattivare la domanda interna Angeletti indica tre direzioni. La prima riguarda prezzi e tariffe: «Occorre l’intervento della politica. Certo che i prezzi li fa il mercato ma il mercato perfetto non sta nemmeno nei manuali scolastici e con la mano invisibile moriremmo tutti nel medio periodo. Questo non significa che i prezzi vadano stabiliti sulla base di un modello parasovietico. Il governo però deve fare monitoraggio e moral suasion come accade negli altri paesi europei. E, soprattutto, deve usare la leva fiscale, dalle accise sulla benzina agli incentivi sugli affitti». La seconda riguarda, appunto, il fisco: «Affinché l’operazione sui salari non sia una presa in giro le tasse vanno ridotte per un ammontare di un punto di Pil circa, qualcosa come 15 miliardi di euro l’anno. Noi pensiamo a due misure complementari. La prima consiste nel detassare gli aumenti contrattuali senza toccare le aliquote, altrimenti si rischia di favorire i potenziali evasori che risultano nelle fasce di reddito basse. Questo per due o tre anni. Finito questo lasso di tempo vanno fatte detrazioni sul lavoro dipendente». La terza riguarda i contratti: «Siamo in ritardo. Ricordo che sul pubblico impiego abbiamo già fatto uno sciopero dal momento che il governo non aveva stanziato i soldi in Finanziaria. Poi vanno chiusi i contratti dei meccanici e del commercio». E il rinnovo dei modelli contrattuali? «Se ne parlerà in seguito. Aprire oggi questo capitolo significa passare altri mesi parlando a vuoto».

Alessandro De Angelis

da il Riformista di giovedì 3 gennaio

Pubblicato il 3/1/2008 alle 16.29 nella rubrica Diario.

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