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Diario


4 marzo 2008

Il modello nord-est non convince la Cgil

Da un lato c’è il Pd di Veltroni che punta, o almeno ci prova, a raccogliere consensi in una parte «della borghesia dinamica». E candida nelle proprie liste il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo che di quel mondo, almeno così dicono, sarebbe espressione. Dall’altro c’è chi crede ancora nella lotta di classe (vai alla voce: Bertinotti), o comunque considera difficile, se non impossibile, che “lavoratori” e “padroni” possano convivere in uno stesso partito: «Il Pd ha scelto Confidustria», ha dichiarato ieri al Corriere il segretario di Rifondazione Franco Giordano. E i sindacati? Si trovano in mezzo, per di più spiazzati dall’ultima mossa veltroniana. Riassumendo. Cgil, Cisl, Uil hanno seguito con attenzione la stesura del programma del Pd e, seppur con sfumature diverse sulle singole misure, hanno portato a casa due risultati, neanche tanto secondari: un freno alla impostazione à la Ichino sul lavoro e il primato della concertazione. E hanno ottenuto anche dei candidati nelle liste del Pd, come i segretari confederali della Cgil Passoni e Nerozzi, e il segretario aggiunto della Cisl Baretta. Ora che nelle liste trovano anche Calearo, la controparte contro cui hanno sparato ad alzo zero durante l’ultimo rinnovo del contratto dei metalmeccanici, qualche disagio emerge.

La parola d’ordine di ieri era: sdrammatizzare. In fondo, dicono un po’ tutti, il presidente di Federmeccanica, per ruolo, è una figura di rappresentanza: non è colui che esercita il potere reale. E poi, dicono per incassare il colpo, «si sa che Walter usa le liste come mezzi di comunicazione, ma ognuno si dovrà attenere al programma». Eppure, anche se Calearo tutte queste “divisioni” non ce l’avrebbe, dal punto di vista simbolico la candidatura divide i sindacati. Dice il segretario aggiunto della Cisl Pier Paolo Baretta, che sarà candidato nella stessa regione di Calearo: «Il pluralismo non è un limite ma un’opportunità. Aggiungo che il Veneto è una realtà complessa, fatta di imprenditori e di lavoratori. Credo che Calearo possa intercettare il cuore profondo del Veneto che vuole risposte dal mondo del lavoro. Certo, una candidatura non basta, ma è un segnale. Non sono affatto preoccupato. Tra l’altro c’è il programma che, evidentemente, ogni candidato condivide». Anche la Uil ha scelto la linea low profile. Afferma il segretario confederale Paolo Pirani: «Nel Nord c’è una realtà complessa e tutti i settori hanno perso rappresentanza. Fa bene Veltroni a tentare di risalire la china negativa del Pd nel Nord. Ma il problema è più ampio di una singola candidatura. Comunque credo che la scelta di Calearo abbia una buona efficacia di immagine». Diverse, e non poco, le reazioni della Cgil. In Corso Italia non sono in pochi a ricorrere a un eloquente «no comment». Carla Cantone taglia corto: «Preferisco non parlare». Il presidente dell’Ires Agostino Megale, che ha avuto un ruolo determinate nella stesura del programma del Pd, dice: «Come sindacato non ci occupiamo delle candidature di partito». Non si sottrae invece Nicoletta Rocchi: «Non sono entusiasta ma neanche sconvolta più di tanto. Certo, il bipolarismo spinge ad allargare i confini della rappresentanza, così come capisco che Calearo possa intercettare il tipico imprenditore del Nord-Est, pragmatico, aggressivo. Non credo, però, come dice Calearo che non ci siano differenze tra destra e sinistra. Tra l’altro sulle politiche economiche e sociali, come sul resto, fa fede il programma». Il segretario nazionale della Fiom Fausto Durante la mette giù dura: «C’è un limite anche al marketing delle candidature. Se fossi in Veneto non lo voterei. Federmeccanica da anni rappresenta la parte più arretrata dell’impresa italiana: quella refrattaria al dialogo con i sindacati e ostile al rinnovo dei contratti. C’è impresa e impresa. E Federmeccanica si è preoccupata solo di mantenere il suo potere e di limitare i costi dei salari, facendo apparire i sindacati come coloro che volevano ostacolare i rinnovi e perseguire lo scontro a tutti i costi. Calearo è stato il braccio armato di questa linea». Prosegue Durante: «Nell’ultima trattativa Calearo si è visto solo al primo e all’ultimo incontro. Al primo ha delimitato i confini del negoziato con una posizione che ha pesato sulla trattativa. E nell’ultimo provò a farla saltare dando, prima alla stampa che a noi, quella che definì “una proposta finale, non ultimativa ma non negoziabile”».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di martedì 4 marzo




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 4/3/2008 alle 17:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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