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Diario


25 febbraio 2008

Quasi un fidanzamento tra Walter e Guglielmo

Domanda: «Scusi, signora è qui che ci si iscrive al Pd?». Risposta: «No, veramente qui ci si iscrive all’associazione “Una sinistra per il paese” che farà campagna per il Pd, ma non è proprio il Pd». È lo scambio di battute tra una militante e una ragazza che raccoglieva le adesioni all’associazione nata dalla costola di Sd che ha rotto con Mussi. Che però riassume il senso della «rete» che è stata presentata ieri con la benedizione di Veltroni e Epifani: una associazione, a detta dei promotori, che non aderisce direttamente al Pd, ma che per il Pd farà campagna elettorale ed esprimerà pure dei candidati, come il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi e Olga D’Antona. Un sorta di ponte pronto a dialogare con quella sinistra che il Pd l’ha scelto da tempo. E infatti Vincenzo Vita ha invitato gli ex sd a intraprendere un percorso comune. Prossimo appuntamento il 14 marzo: un’iniziativa su lavoro e politica promossa, questa volta, dall’area “A sinistra per il Pd” alla quale parteciperanno anche Nerozzi e Crucianelli: «È un fidanzamento politico, o quasi» dice Vita. L’operazione degli ex sd, dopo le elezioni, sarà soprattutto quella di costruire la gamba sinistra del Pd (a trazione Cgil). E, per l’occasione, potrebbe tornare utile lo storico network del correntone ds, “Aprile”, fino a poco tempo fa prestato da Crucianelli&Co alla causa di Mussi.

Ieri è stata soprattutto l’occasione per rendere pubblico il “fidanzamento politico” tra Veltroni e Epifani. Presente tutto lo stato maggiore della Cgil: dai segretari confederali Paolo Nerozzi, Nicoletta Rocchi, Carla Cantone, Fulvio Fammoni, a numerosi dirigenti di categoria, come Carlo Podda, Enrico Panini, al presidente dell’Inca Raffaele Minelli. Certo, il sindacato ha una sua autonomia e non dà indicazioni di voto. Certo, un partito non può far propria una piattaforma sindacale. Ma il confronto di ieri è stato qualcosa di più di un dibattito sui temi del lavoro. E se la Cgil accenderà i motori, lo farà per l’«amico Walter» che, con la sua corsa solitaria, ha rotto con quella sinistra-sinistra che con i sindacati ha incrociato le lame, e non poco, negli ultimi mesi.

Nerozzi, nel ruolo di gran cerimoniere, nell’intervento introduttivo ha fissato i temi che per la Cgil sono irrinunciabili: «Caro Walter, il “ma anche” è una cosa bella, dà il senso del limite. Per noi però la centralità del lavoro, la lotta alla precarietà, la sicurezza delle pensioni non sono degli “anche”. Ti chiedo: sono un perno della proposta del Pd? E lo stesso vale su formazione e scuola ai fini dell’integrazione sociale: diciamocelo, chi è figlio di un immigrato non ha gli accessi informatici di mio nipote». Veltroni prima non ha resistito alla mozione dei sentimenti: «La vostra scelta è appassionante, e in questa esperienza elettorale che sto facendo quello di oggi è uno dei momenti più belli. Al congresso dei Ds dissi che sarebbe venuto il giorno in cui ci saremmo rincontrati. Oggi è quel giorno». Praticamente musica per le orecchie di una sala che non aspettava altro. Poi è passato alla politica-politica. E dopo aver definito il referendum sul Protocollo «una prova di modernità e una pagina importante per la democrazia italiana», sulla precarietà ha risposto a Nerozzi: «Il primo tema che abbiamo al centro del nostro programma è la precarietà della vita degli esseri umani. Questa per me è un’ossessione civile. Chi accetta la flessibilità non può accettare la precarietà della vita. Per questo noi abbiamo già avanzato, ad esempio, la proposta del compenso minimo legale. Se avremo la possibilità, useremo la leva fiscale per favorire le imprese che assumono stabilmente rendendo meno appetibile il lavoro precario». E sulla scuola ha mostrato identità di vedute: «La scuola italiana è ancora una scuola di classe. Il talento, le capacità, la voglia di fare in questo paese non vengono premiati». Quindi il gran finale: dopo aver ribadito, in polemica con la Cosa rossa, che la crescita economica non metterà assolutamente in secondo piano l’impegno per l’equità ha suonato un’altra musica graditissima alla platea sindacale: «L’unico “ma anche” difficile da tenere è quello con la sinistra radicale».

Su queste premesse, il segretario della Cgil Epifani ha pronunciato, in sindacalese, il suo sì al Walter. Prima una sponda sul tema della crescita: «I programmi elettorali devono avere al centro alcuni assi e il primo è il rapporto tra lavoro e sviluppo. Veltroni ha messo lo sviluppo al primo punto e, nella tradizione della Cgil dal dopoguerra a oggi, lo sviluppo è sempre stato una questione essenziale». Poi il fisco: «Ho trovato nel documento e nelle frasi di Veltroni una parte che corrisponde alle posizioni del movimento sindacale». Da ultimo la precarietà: «Non ci potrà mai essere una forza progressista che non riparta dalla centralità e dalla dignità del lavoro». Fidanzamento fatto, “anche” con il grosso della Cgil.

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di lunedì 25 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 25/2/2008 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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