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Diario


22 febbraio 2008

Parte dalla Cgil una "rete" di sinistra nel Pd

Che il Partito democratico costituisse l’approdo di quella parte della Cgil legata a Sd (e anche di quella parte di Sd legata alla Cgil) lo si era capito da tempo: prima le polemiche sulla manifestazione dello scorso 20 ottobre, poi la non partecipazione agli Stati generali della Cosa rossa e, da ultimo, la presentazione di un documento dal titolo «Una sinistra per il paese» per sancire le distanze da Mussi. Domenica prossima, alla presenza di Veltroni e Epifani ci sarà il battesimo ufficiale con la nascita di una associazione (una «rete» dicono i promotori) per aderire al Pd. Ci saranno, tra gli altri Carla Cantone della Cgil, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, gli ex sd Famiano Crucianelli e Olga D’Antona. L’obiettivo: coprire uno spazio, all’interno del Pd, anche dopo il 13 aprile. Uno dei principali king maker di questa iniziativa Paolo Nerozzi spiega al Riformista: «Ci interessa un confronto di merito col Pd sulle questioni del lavoro e dell’economia. Certo, aspettiamo il programma definitivo per un giudizio completo, ma dalle prime notizie emergono questioni interessanti, come la proposta di Veltroni sui salari». E la candidatura di Colaninno? «I vari Colaninno c’erano anche negli anni passati, mentre è apprezzabile, almeno a livello simbolico che nelle liste ci siano anche gli operai. Anche se, ovviamente, i simboli hanno sempre un valore limitato. Il problema è di merito: alcuni industriali hanno prodotto innovazione mentre altri come Marchionne non hanno applicato le leggi sulla sicurezza. A noi interessa questo tipo di confronto sui contenuti».

Quale è il fatto nuovo che determina la vostra adesione al Pd? «Non sono stato folgorato sulla via di Damasco. E non rinnego le motivazioni per cui aderii a Sd. La speranza, con la nascita di Sd, era di superare la teoria delle due sinistre e di unificare la componente radicale e quella riformista. Elenco quelli che erano e rimangono i nostri punti fermi: l’adesione al socialismo europeo, la rappresentanza del mondo del lavoro e il rapporto con i sindacati, la costruzione di una sinistra di governo. Ciò detto è evidente che sono cambiate molte cose nel Pd e nella Sinistra arcobaleno». Nel Pd cosa è cambiato? «Il Pd è l’unica forza in campo per tentare di governare il paese. Ha rimesso in moto un sistema politico bloccato facendo scelte chiare. Nei fatti si sta realizzando un processo che non si era prodotto attraverso il dibattito sulle leggi elettorali. E aggiungo: dinanzi ai cambiamenti che attraversano il paese chi milita in una grande organizzazione deve stare dove sono coloro che ha l’ambizione di rappresentare». E i contenuti? «Su quei temi che ho enunciato farò una mia battaglia. Sul lavoro, ad esempio, con l’idea di allargare i diritti e di avere un rapporto molto forte con tutti e tre i sindacati confederali che sono un decisivo elemento di coesione sociale del paese». Nel Pd c’è anche Ichino, che si è detto favorevole all’abolizione dell’articolo 18. Nerozzi accetta la sfida: «Ichino ha parlato di pari cittadinanza per le idee. La rivendico anche io per le mie. Sull’articolo 18 il dibattito si è chiuso con un referendum: perseverare sull’argomento è diabolico. E sul contratto unico sono d’accordo con Epifani: siamo contrari». Anche sulla laicità il Pd è cambiato? «In una grande forza politica ci sono più opinioni. E l’accordo con i radicali è proprio il segno del pluralismo delle opinioni. Per quanto riguarda tutto questo dibattito sulla 194 dico che per me è una splendida legge. E dovremmo tutti mettere un freno gli integralismi». Sul capitolo del socialismo europeo afferma Nerozzi: «È un filone fecondo che può dare ancora tanto. Si parla tanto di crisi del socialismo ed è anche vero. Ma non lo darei per morto. Basti vedere la Spagna dove dopo una lunga opposizione il Psoe di Zapatero è tornato a vincere. Il Pd deve avere un rapporto organico con il socialismo europeo». Ma l’argomento che Nerozzi sente più degli altri è quello che riguarda la cultura di governo: «Ho letto lo slogan della Sinistra arcobaleno: siamo di parte. Certo ognuno nella vita politica è di parte. Ma il punto è che non bisogna mai perdere di vista l’interesse generale, come ci insegna l’esperienza dei grandi partiti di massa in questo paese. Al contrario nella Sinistra arcobaleno sui temi dell’Europa, delle missioni di pace, del lavoro questo farsi carico dell’interesse generale non lo vedo».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista del 22 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 22/2/2008 alle 18:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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