.
Annunci online

alessandrodeangelis


Diario


7 marzo 2008

Chiusa la parentesi Calearo, Ichino ne apre un'altra

Che le candidature di Calearo e Ichino avessero prodotto all’interno del Pd una certa fibrillazione lo si era capito da subito. E si era capito pure (vai alla voce: caso Calearo) che non bastava evocare il programma del Pd per riassorbire le contrapposizioni con i sindacati, in particolare con la Cgil. Infatti pare che lo stesso Veltroni sia intervenuto direttamente sull’ex presidente di Federmeccamica per chiedere un maggiore spirito di squadra. Eppure (per la serie: ogni giorno ha le sue pene) ieri è stato l’altro candidato “scomodo”, il professor Ichino, a riaprire il fronte con i sindacati. Il giuslavorista, in un’intervista sulla Stampa, ha affrontato, senza troppe perifrasi, due temi che vanno dritti dritti in rotta di collisione con Cgil, Cisl e Uil, e non solo, come l’abolizione dell’articolo 18 e la libertà di licenziamento. Riproponendo la sua idea di contratto unico, Ichino ha affermato: «Dopo un periodo di prova di sei mesi l’articolo 18 si applica per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione e di rappresaglia. Ma il controllo giudiziale deve essere limitato a questo. Se invece il motivo del licenziamento è economico o organizzativo la protezione del lavoro è costituita da un congruo indennizzo commisurato all’anzianità». E ancora: «È il costo del licenziamento a costituire il filtro delle scelte imprenditoriali. Un filtro molto migliore di quanto possono essere i procedimenti giudiziari». Vista dalla parte dei sindacati, le affermazioni suonano più o meno così: se non devono essere valutate dal giudice le cause di un licenziamento, il punto diventa solo economico; ma se si toglie questo aspetto di «vertenzialità» sulla «giusta causa» si tolgono anche i diritti. E in Corso Italia ricordano come per ragioni tecnico-produttive (in caso di ristrutturazioni aziendali, ad esempio) c’è già una legge che prevede una libertà di licenziamento. Quindi, dicono, Ichino mira a togliere i diritti.

Il segretario confederale della Cgil, e candidato del Pd in Veneto, Paolo Nerozzi non usa mezzi termini: «Ci si dovrebbe attenere al programma del Pd che non parla di abolizione dell’articolo 18. Aggiungo che per noi il dibattito in materia si è chiuso con la manifestazione del 2002 al Circo Massimo. Certo, è legittimo che Ichino manifesti le sue opinioni, ma credo che il problema sia estendere i diritti a chi è escluso o pensare a quei nuovi diritti che lo Statuto dei lavoratori non poteva prevedere. E trovo strano che per estendere i diritti si debba iniziare col tagliarli». E avverte: «L’unità dei sindacati è un importante elemento di tenuta sociale del paese. Mi aspetterei più considerazione per le nostre proposte ». Sulla stessa linea il segretario confederale della Uil Paolo Pirani: «La discussione su Ichino e Calearo è inutile e fuori dalla dinamica concreta. Contano i programmi. E conta pure la piattaforma dei tre sindacati, in cui si fissano tre obiettivi: la centralità del contratto nazionale, la necessità di estendere la contrattazione di secondo livello, e il fatto che si deve andare verso la stabilizzazione del lavoro precario rendendolo più costoso».

La sortita di Ichino non è affatto piaciuta agli ambienti veltroniani di stretta osservanza. Morando, che del programma è stato uno degli principali artefici, afferma: «Nel programma sono state enunciate cose precise: l’allungamento del periodo di prova rispetto a quello attuale e quello dell’apprendistato. E alla fine dell’uno o dell’altro di questi periodi abbiamo previsto incentivi alle imprese che assumono a tempo indeterminato. Punto. Ciò detto, il programma impegna tutti, da Ichino a Nerozzi». Anche Tiziano Treu prende le distanze: «Le proposte di Ichino, peraltro note, sono politicamente inopportune. Riaprirebbero lo scontro sociale sull’articolo 18. Aggiungo che nel programma del Pd, senza infrangere frontalmente il tabù dell’articolo 18, raggiungiamo lo stesso il risultato con altre misure. Per quanto riguarda poi l’altro tema sollevato da Ichino, ovvero la durata dei processi, che per le imprese costituisce un costo, eravamo giù pronti a varare un disegno di legge per rendere più efficienti i processi in materia di lavoro. Lo riproporremo».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di venerdì 7 marzo




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 7/3/2008 alle 18:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     febbraio       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE


CERCA