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Diario


7 marzo 2008

Anche i socialisti, nel loro piccolo, si incazzano

Lui, ex guru della comunicazione del Cavaliere, Luigi Crespi minimizza il suo ruolo: «Cerco solo di dare una mano ai socialisti per migliorare le loro performance. La struttura della comunicazione già esiste e lavora bene. Io contribuisco a renderla più visibile». Eppure il nuovo stile aggressive del mite Boselli è targato proprio Luigi Crespi. A lui è stato dato l’incarico di gestire quella che per i socialisti assomiglia sempre di più alla battaglia della vita: superare lo sbarramento del quattro per cento. A questa mission impossible sarebbe legato anche da un contratto - pure se tutti smentiscono, a partire dall’interessato - che prevede un cospicuo compenso in caso di raggiungimento del risultato. E lui, l’uomo che inventò il più celebre contratto con gli italiani, quasi fosse in una seduta psicoanalitica, ha dato ai socialisti un ordine ben preciso: cacciate tutta la vostra rabbia, siate incazzati. Dice Crespi: «La rabbia è un sentimento diffuso, non è un trucco mediatico. Sono incazzati tutti, da Bobo Craxi a Villetti, da Angius a De Michelis. E, dal loro punto di vista, hanno ragione». E per mettere a punto la strategia del «siamo socialisti e siamo incazzati» (come è scritto sui primi manifesti della campagna elettorale), a San Lorenzo in Lucina ogni mattina si svolge una riunione fiume presieduta proprio da Crespi: tre, quattro ore di brainstorming serrato, dalla lettura dei giornali all’analisi dei messaggi mediatici, alla gestione dell’agenda elettorale. Obiettivo: costruire un’immagine aggressiva, diretta. Via il bon ton e la diplomazia di Palazzo: l’imperativo è scagliarsi contro l’avversario. Quale? Veltroni, of course. Dice Villetti, anch’egli un mite diventato aggressive: «Veltroni sta provando a cancellarci e per fare questo ha inglobato i radicali, perché considera la laicità il tallone d’Achille del Pd. Ma questo esalta il nostro ruolo. Diremo che Veltroni ha deposto le armi di fronte a Berlusconi prima di combattere».

È quasi uno schema da avanguardia quello che interpreteranno Boselli&Co nel prossimo mese: “contro” il tentativo di cancellare una storia gloriosa, “contro” la linea di Veltroni (che porterebbe a una sconfitta «epocale» il centrosinistra, dicono), “contro” l’inciucio con Berlusconi. E “contro” il sistema dell’informazione. Ieri Boselli ha messo in atto la prima iniziativa eclatante lasciando lo studio televisivo durante la registrazione di Porta a Porta: «Questa è la prima trasmissione politica alla quale sono stato invitato negli ultimi due mesi: ci sono regole truccate perché gli elettori non conoscono i nostri programmi, i nostri volti e non sanno che io sono candidato premier per il Partito socialista» ha affermato il leader del Ps.

All’uscita, presente tutto il gruppo dirigente e alcuni militanti che hanno esposto i cartelli «Anche i socialisti pagano il canone» e «Rai tv censura di tutto di più», Boselli ha pure improvvisato un comizio davanti alla sede Rai di via Teulada per protestare contro «l’oscuramento della tv pubblica sui socialisti». E ha annunciato altre iniziative di protesta sotto Mediaset e sotto le sedi dei quotidiani. Ma, se non si riesce a sfondare a Roma, tanto vale partire dalla provincia. Il piano B di Crespi, dicono a San Lorenzo in Lucina, prevede un massiccio investimento in spot sulle tv locali e su internet, ovviamente sempre all’insegna della rabbia.

Anche l’apertura della campagna elettorale, che si terrà domani pomeriggio all’auditorium del Massimo, sarà segnata da questo stile. La scenografia messa a punto dalle registe Katia e Titti Simmi prevede due filmati più di lotta che di governo. Il primo con immagini di lavoratori, di ieri e di oggi, sulle note della canzone Eppure soffia di Pierangelo Bertoli, anch’essa un po’ incazzata. Il secondo celebra il centenario dell’8 marzo sulle note di Respect di Aretha Franklin. Dietro il palco, a testimoniare che il socialismo non sarebbe un reperto archeologico, la scritta su uno sfondo rosso fuoco: «Socialismo adesso, socialismo ahora», con una chiara allusione a Zapatero. Dice Katia Simmi: «Certo che siamo incazzati e che chiediamo rispetto. Non si può cancellare una storia di cento anni».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di venerdì 7 marzo




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 7/3/2008 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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