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Diario


26 febbraio 2008

Angius non recrimina e punta sulla rabbia

E ora i socialisti provano a cacciare la rabbia e l’orgoglio. La rabbia è ben sintetizzata dallo slogan sui primi manifesti: «Sono incazzato e voto socialista». L’orgoglio: mercoledì a Genova, proprio nel luogo in cui nacque, più di un secolo fa il partito socialista, Boselli aprirà la sua campagna elettorale nel segno di una tradizione che si rinnova. Gavino Angius, in una conversazione col Riformista, spiega: «La nostra incazzatura conta poco. Il punto è che viviamo in un paese incazzato: lo sono gli operai, i commercianti, un po’ tutti. A questa rabbia noi dobbiamo dare delle risposte politiche». La prima, per Angius, è proprio la corsa solitaria del Ps: «Ora è inutile recriminare. Andremo al voto col nostro nome, col nostro simbolo e col nostro programma». E precisa: «Ci è stato chiesto di entrare nelle liste del Pd non solo rinunciando al simbolo ma nella prospettiva di fare un partito assieme. A questa richiesta siamo stati noi a dire di no. Poi c’è stata una campagna che mi ha lasciato allibito sui presunti veti di Veltroni sugli ex ds. Chiedo: perché Veltroni non ha fatto con noi quello che ha fatto con Di Pietro? In quel caso avremmo detto di sì». Quanto poi alle trattative con la Sinistra arcobaleno e con l’Udc, ventilate da Veltroni, Angius taglia corto: «Non siamo andati a bussare a nessuna altra porta». Poi, ancora, l’orgoglio: «È offensivo dire che il voto ai socialisti non è utile. È un voto utile eccome. Soprattutto ora che stiamo passando dal bipolarismo coatto a un bipartitismo ugualmente coatto e finto. L’impressione è che l’esito delle elezioni sia segnato. Comunque il pensiero socialista è, in questo quadro, la frontiera più avanzata per modernizzare il paese».

I socialisti, per Angius, devono avere soprattutto un obiettivo: provare a rispondere a una crisi del paese che, a giudizio dell’ex ds, è assai acuta: «L’Italia è in declino. La sua distanza dagli altri paesi europei è aumentata. E si percepisce inquietudine e senso di smarrimento. La crisi è certo economica e sociale, ma è il paese è anche segnato da una profonda regressione culturale e civile: basti pensare ai poliziotti che entrano in un ospedale di Napoli o al tasso di violenza nelle scuole o tra le mura domestiche. O ancora a certi programmi televisivi del pomeriggio che creano per gli adolescenti modelli di comportamento sbagliati. Insomma, ci sono ovunque segni di imbarbarimento». Il programma del Ps, per Angius, parte da qui, con una priorità: «Il tema principale sono i salari. Il lavoro in Italia non è giustamente retribuito. Con un tasso di inflazione al 2,9 e un indice dei prezzi al 4,8 abbiamo un’erosione costante delle retribuzioni che ammontano alla metà rispetto a quelle dei paesi europei». Quali sono le proposte dei socialisti? «È ovvio, come dice Veltroni, che ci deve essere l’obiettivo della crescita. Ma da sola non basta: io per crescita non penso solo al Pil, ma anche ai suoi aspetti qualitativi. Servono misure di redistribuzione della ricchezza. E occorrono politiche pubbliche non dissimili da quelle tipiche delle forze socialdemocratiche europee. Voglio dire che le una tantum non bastano. Serve un nuovo ruolo del pubblico a partire dal consolidamento del capitale fisso del paese: porti, infrastrutture, autostrade». E, sul fronte delle relazioni sociali e industriali, dice Angius: «Il rinnovo dei contratti non può essere separato dalla produttività».

Altro tema su cui i socialisti daranno battaglia sarà, neanche a dirlo, la laicità. Afferma Angius: «Io, più che di laicità, parlerei di diritti civili: la legge sull’aborto va difesa, ma i diritti vanno anche estesi, con la legge sulle unioni civili e quella sulla fecondazione. Il punto è sempre lo stesso, e riguarda anche la questione della cosiddetta pillola del giorno dopo: come si declina in una moderna democrazia la libertà delle persone. Altro che deriva zapaterista. Noi rischiamo di essere una sorta di democrazia senza libertà. O in cui la libertà viene riservata alle imprese ma non ai cittadini. Siamo l’ultimo paese d’Europa su questo terreno. E aggiungo una considerazione che può sembrare paradossale: l’estremismo fondamentalista non è della chiesa, ma dei suoi esegeti laici e atei». E su Zapatero aggiunge: «La sua idea di socialismo dei diritti e dei cittadini è l’opposto di ciò che accade nel nostro paese: in Spagna i principi di libertà costituiscono il perno di una moderna cittadinanza. Da noi avviene l’opposto. Si chiami gay, immigrato, ma anche donna il diverso è meno libero. Qui sta la regressione del paese». Ecco perché, almeno per Angius, serve il partito socialista: «Dobbiamo coniugare i grandi obiettivi sociali come la piena e buona occupazione per tutti o quelle che si chiamavano le garanzie “dalla culla alla tomba” con la difesa dei diritti civili, a prescindere da sesso, religione, etnia: questo è il socialismo moderno».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di martedì 26 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 26/2/2008 alle 18:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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