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Diario


20 febbraio 2008

Ora Boselli spera in Fassino e Rasmussen

A voler fotografare la situazione si potrebbe ricorrere a uno di quei detti cinesi per cui una guerra si può vincere anche senza combattere. I socialisti, infatti, alla vigilia di quella che si annuncia come la loro battaglia per la sopravvivenza sono immobili, ma ottimisti: un atteggiamento quasi filosofico. Eppure, questo stato di limbo non sembra essere destinato a durare a lungo. E il dialogo col Pd potrebbe tornare all’ordine del giorno fin da oggi. Riassumendo. Fallita, una settimana fa, l’ipotesi di apparentamento col partito di Veltroni (ognuno col suo simbolo), è scattato, in casa socialista, il grido di battaglia: «Correremo da soli con le nostre liste». Ma, ad oggi, le bandiere sembrano ammainate. Nell’ordine: la campagna elettorale, di fatto, non è ancora iniziata; di manifesti, in giro, si vedono solo quelli (di tre settimane fa) per il tesseramento; e pure il congresso è stato rimandato: «Non potevamo mica tenere mille dirigenti di partito per due giorni sotto un tendone in campagna elettorale» dice Nigra. Ma l’ipotesi di rinviarlo a ottobre (e non a dopo le elezioni) ha prodotto non pochi malumori all’interno del comitato promotore della Costituente. A ciò si aggiunga che neppure il candidato premier è stato ancora indicato. L’idea di puntare su Pia Locatelli è stata bloccata sul nascere, così come il nome del segretario della Uil Luigi Angeletti è circolato solo sulle agenzie. E il candidato naturale, Boselli, tace, almeno finché c’è uno spiraglio col Pd. E se Bobo Craxi la mette giù in termini poetici, «è la quiete prima della tempesta», il quadro sembra essere assai meno fermo di come appare. E i socialisti cercheranno di evitare la tempesta col Pd fino alla fine.

Se non con Veltroni direttamente, in questi ultimi tempi Boselli ha mantenuto un filo di dialogo con Prodi, Parisi e Fassino, tra i più favorevoli, nel Pd, a un accordo con i socialisti. Soprattutto Fassino, il quale due giorni fa lanciava un amo: «È così impossibile che dopo le elezioni la costituente non possa far parte del Pd?». Lo stesso Boselli, nel fissare il limite massimo di rischio, ha ripetuto ai sui nei giorni scorsi: fuori dal Parlamento non esistiamo, e scompariamo nell’arco di un anno. L’idea che circola, in casa socialista, sarebbe quella di accettare, come soluzione estrema, una presenza nelle liste del Pd, senza che questo implichi uno scioglimento del partito. Ieri, al quartier generale di San Lorenzo in Lucina, la parola d’ordine era: fallito l’accordo con i radicali si ricomincia a discutere, dal punto in cui si era rimasti. E la trattativa la conduce lo Sdi, più che la Costituente, all’interno della quale i favorevoli alla corsa solitaria sono molti, da Turci a De Michelis. Veltroni aveva offerto sette posti allo Sdi manifestando la sua contrarietà agli ex ds (criterio poi richiesto anche a Di Pietro) e ai socialisti non dello Sdi (come De Michelis). Boselli aveva detto di no, rilanciando sulla presenza del suo simbolo sulla scheda. Ma ora lo scenario potrebbe avvicinare le parti. Il pressing veltroniano tra i socialisti che hanno consenso sul territorio (da Schietroma a Crema, da Di Gioia a Nencini) è una leva particolarmente sensibile per Boselli. E Veltroni tra l’altro, in questa fase, avrebbe tutto l’interesse, dicono al Ps, ad acquistare il marchio del Pse, il cui copyright nelle mani dei socialisti potrebbe portargli qualche problema in Europa. Un argomento, questo, cui Fassino è particolarmente sensibile. Dice Bobo Craxi: «Come spiega Veltroni al Pse l’esclusione dei socialisti? Mi hanno raccontato che il boureau della Internazionale socialista è stato imbarazzante. È chiaro che il Pse non entra nel merito delle vicende nazionali, ma abbiamo ottenuto solidarietà e abbiamo constatato che l’atteggiamento del Pd provoca imbarazzo. Comunque alla nostra campagna elettorale verrà il presidente dell’Internazionale Papandreou». Quindi col Pd i socialisti vogliono dialogare ancora. Precisa Craxi: «Non ci stiamo comportando come amanti traditi come dice Turci, ma ricerchiamo le intese che sarebbero naturali. C’è ancora tempo. Quindici giorni in politica sono un’eternità». E sul Pse Pia Locatelli afferma: «Ho parlato personalmente con Martin Schultz, il quale mi ha confermato che sosterrà in campagna elettorale i partiti che fanno parte del Pse e del gruppo socialista al Parlamento europeo. Intini aveva spiegato nella riunione di presidenza del Pse la situazione italiana, definendola paradossale. E ha chiesto al presidente del Pse, Poul Rasmussen, di prendere un’iniziativa per superare questa quadro che risulta incomprensibile in Europa». Tra Rasmussen e Fassino, Boselli da oggi prova a riaprire la trattativa con Veltroni.

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di mercoledì 20 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 20/2/2008 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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