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Diario


13 febbraio 2008

Dopo Walter, Fausto spegne le tentazioni socialiste

I socialisti provano a rimettere assieme i cocci. Poi, per il resto, si vedrà. Si è svolta ieri la riunione dello stato maggiore della Costituente socialista per valutare il da farsi dopo l’incontro con Veltroni, che ha chiuso ogni possibilità, se mai ce ne fosse stata una, di un’alleanza col Pd. E la parola d’ordine per tentare di serrare le fila è stata: «Ci presenteremo sia alla Camera che al Senato con le nostre liste e col nostro simbolo». Il che però non significa, quantomeno nelle intenzioni: andremo da soli. Significa che i socialisti presenteranno le proprie liste e il proprio simbolo, ma, al tempo stesso, proveranno a sondare sentieri inesplorati.

Con quelli esplorati fin qui non è andata bene, anzi, è andata peggio di ogni possibile immaginazione. Col Pd, in primo luogo. Verso il quale ieri i socialisti hanno scaricato tutta la loro rabbia. Al termine di un vertice di tre ore piuttosto teso, è stata diramata una nota in cui la questione Pd, è stata (definitivamente) archiviata: «Chiedendo al Ps di entrare nelle liste del Pd, con la conseguente cancellazione del Partito socialista, si è chiuso il confronto. Nell’incontro non c’è stata alcuna discussione, di alcun genere, sui contenuti programmatici. È stata posta invece una pregiudiziale politica inspiegabile». Se Veltroni non ci vuole, dicono i socialisti, allora per noi saranno mani libere, e a tutto campo: «Queste scelte sono destinate ad avere profonde ripercussioni su tutto il sistema politico italiano e a produrre instabilità nelle Regioni, nelle Province, e nei Comuni». Ma se il capitolo Pd è definitivamente chiuso non sembra all’ordine del giorno nemmeno un’alleanza con i radicali, altro antico amore. Vale lo stesso ragionamento fatto a Veltroni: Boselli non vuole rinunciare al nome e al simbolo del nascituro partito. Ma c’è anche dell’altro: dopo la vicenda della Rosa nel pugno, da entrambe le parti arrivano segnali di freddezza: «Mi sembra che i radicali abbiano preso un’altra strada», ha detto ieri Boselli che pur non ha chiuso le porte alle forze, laiche, liberali e riformiste.

E allora: che fare? «Se ci vogliono morti, allora siamo pronti a tutto»: un grido di guerra che paradossalmente ha avuto un effetto liberatorio (qualcuno ha anche riso), e che comunque sembra la migliore sintesi di quello che molti, nella Costituente, pensano. Visto che i vecchi amori danno tante delusioni, si è chiesto qualcuno, non sarà il caso di cercarne di nuovi? Proprio nel giorno del lutto e dell’orgoglio, la discussione si è concentrata sulla tentazione di un’alleanza con Bertinotti. In un sondaggio sul sito dello Sdi sono favorevoli all’ipotesi un quarto dei votanti e pure tra i dirigenti se ne parla apertamente. Certo, le ferite bruciano, qualche speranziella di riaprire il discorso con il loft c’è ancora, e quindi, prima di lanciare segnali a Fausto, occorre cautela: «Tanto più che i due, Veltroni e Bertinotti, hanno una intesa di fondo», dicono i più prudenti. Ma la sensazione è che, in casa socialista, in molti abbiano fatto proprio lo schema che Rino Formica ha esposto ieri su questo giornale. Dice Nigra: «Fino a ieri abbiamo privilegiato un accordo sui contenuti. Ma Veltroni, evidentemente non vuole parlare di programmi. Vuole distruggere ciò che sta a sinistra del Pd, sia esso laico, riformista o radicale. Quindi da oggi si apre una nuova fase. Non si parla più di programmi ma di come evolverà il sistema politico. Il tema è l’esistenza della sinistra in questo paese. E dobbiamo ricercare un’alleanza tra tutte le forze a sinistra del Pd. È altrettanto chiaro che bisogna capire se nella Cosa rossa c’è la volontà di competere col Pd sul terreno di una sinistra di governo, oppure no». Una posizione questa ieri sposata apertamente dagli ex ds. Afferma Grillini: «In questi casi vale il primum vivere. Dal punto di vista politico va messo in discussione il bipartitismo autoritario di Veltroni. Questo, al momento, conta più dei programmi. Quindi dobbiamo essere pronti al confronto con chi, nella sinistra, è disponibile». Qualcuno disponibile sembra esserlo. Villone e Barra di Sd, ad esempio, affermano: «Chiediamo a tutte le altre forze della Sinistra arcobaleno di porre attenzione alle parole di Formica, e di esperire ogni tentativo utile a costruire un percorso comune. Chiediamo anche ai compagni socialisti che manifestano perplessità di superarle. Vale per l’immediato ma anche per il dopo voto». E Fausto? Ieri sembra aver chiuso il dibattito: «Quello tra la Sinistra arcobaleno e i socialisti è un capitolo che non è mai stato aperto». E ha aggiunto: «Rispetto molto la scelta dei socialisti, ma esistono differenze programmatiche rilevanti». Il colpo di fulmine non c’è stato: per adesso i socialisti ballano davvero da soli.

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di mercoledì 13 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 13/2/2008 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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