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Diario


9 febbraio 2008

Napolitano esprime le sue perplessità sull'election day

Niente election day. O almeno così sembra. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che già nutriva più di una perplessità sul decreto legge per indirlo, mette un punto fermo in una giornata ancora segnata da polemiche e chiarisce: «La emanazione di un decreto-legge in questo periodo presuppone ragioni di straordinaria urgenza riconosciute da un largo arco di forze parlamentari». Visto che i partiti di centrodestra avevano già manifestato la loro contrarietà, l’esito a questo punto appare scontato. L’occasione colta dal capo dello Stato per esternare il suo pensiero in materia è stata la lettera, inviatagli da Cossiga, in cui il l’ex presidente lo invitava a non firmare il decreto perché criticabile sotto diversi aspetti. Uno è politico. Dice Cossiga al Riformista: «È inopportuno dal momento che chiedere all’elettore di votare su più di due schede ingenera confusione». L’altro è giuridico: «Non è legittima l’adozione di questo provvedimento provvisorio con forza di legge da parte di un governo dimissionario perché battuto in Parlamento. Il governo Prodi è in carica per il solo disbrigo degli affari correnti e tra gli affari correnti si può comprendere certamente anche l’emanazione di questo decreto-legge. Ma, a costituzione vigente, ci servirebbe l’accordo con le altre forze politiche, salvo in caso di guerra, di catastrofi naturali o di terrorismo». Nell’appellarsi al capo dello Stato affinché si opponga all’emanazione del decreto, Cossiga non cela la propria ironia sul fatto che l’election day diminuirebbe le spese elettorali: «Se penso agli Stati Uniti dico che sono proprio un luogo abbietto. Quanti denari sprecano per la democrazia, e per fare le primarie. Meglio il nostro porcellum…». E sempre sul filo dell’ironia fornisce la sua soluzione: «Aspettiamo il 17 febbraio, quando i nostri militari in Kosovo sapranno su chi devono sparare: cosa che ad oggi non sanno. A quel punto il nostro paese sarebbe in guerra e si potrebbe fare una legge per prolungare la legislatura, come previsto dalla Costituzione». Di tutt’altro parere il costituzionalista Augusto Barbera che spiega: «La nostra Costituzione accetta, in tema di elezioni, entrambe le soluzioni: sia quella dell’abbinamento tra le politiche e le amministrative, sia quella dei due appuntamenti elettorali da svolgersi in momenti distinti. Personalmente sono favorevole all’abbinamento perché consente, ad esempio, di risparmiare sui costi: ma questa è una valutazione politica, e non costituzionale. Ha a che vedere con la razionalità, come l’obiezione di Cossiga che sostiene che cinque schede possono confondere l’elettore. Il punto vero però è un altro. Per passare al Senato, dove non c’è maggioranza, il decreto deve essere votato almeno da una parte dell’opposizione. Quindi con l’opposizione, o con una sua parte, serve una forma di accordo».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di sabato 9 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 9/2/2008 alle 18:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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