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Diario


9 febbraio 2008

Contro Walter scende in campo Cipputi

Se non ci fosse Cipputi le cronache della Cosa rossa oscillerebbero tra i tanti se e i tanti ma sul simbolo e le prime tensioni sulle liste dove si annunciano note dolenti, anzi dolentissime. Ma mentre Fausto prepara la sua discesa in campo mediatica in una serie di round televisivi la prossima settimana, per ora ci pensa Cipputi ad aprire, di fatto, la campagna elettorale della Cosa rossa. E, neanche a dirlo, lo farà a Torino, città simbolo del lavoro industriale, non solo nel passato. In un luogo diventato anch’esso simbolo delle tragedie legate al lavoro industriale: quegli stabilimenti della ThyssenKrupp dove morirono arsi vivi sette operai lo scorso dicembre. Quella che si svolgerà oggi è la prima di una serie di assemblee di lavoratori organizzata da Rifondazione: «Sarà il più grande appuntamento operaio di quest’anno», dicono in via del Policlinico. Le prossime conferenze operaie, così si sarebbero chiamate una volta, si terranno in tutta Italia: a Milano (sul lavoro in Europa), a Roma (sul pubblico impiego), a Napoli (sulla nuova economia del Mezzogiorno), a Palermo (sul lavoro nel regno dell’illegalità). Con un unico obiettivo: far parlare Cipputi che, per Rifondazione non solo ha parlato poco negli ultimi tempi, ma è diventato pure invisibile, anche durante il governo di centrosinistra. «Invisibile»: è la parola che Giordano, e non solo lui, ripete in continuazione. E, ora che il suo partito si sente le mani libere, Cipputi vuole vederlo e anche farlo vedere. Quella che fu la classe operaia, è diventata, a giudizio di Rifondazione, quasi un’entità misteriosa per alcuni, vissuta dai più come sorpassata dai nuovi processi: flessibilità, liberismo, mercato. E non solo non ha più rappresentato un soggetto politico ma si è pure messa a votare tutti spiazzando la sinistra soprattutto nel Nord. E questo, per chi si dice orgogliosamente di sinistra, è inaccettabile. Ecco dunque che nella strategia di Rifondazione c’è tutto questo - la sconfitta storica di cui parla Bertinotti - ma anche altro. Alla vigilia di una nuova stagione di opposizione c’è soprattutto la volontà di provare a capire i nuovi operai, con l’ambizione di rappresentarli. Dice il responsabile Economia e lavoro di Rifondazione Maurizio Zipponi: «Vogliamo parlare di cosa significa essere operai oggi. Per noi quella parola va declinata in relazione alle grandi trasformazioni del lavoro. Gli operai di oggi sono anche i lavoratori dei call center o degli ipermercati, o anche una parte del popolo delle partite Iva. Il nostro obiettivo, nelle assemblee che promuoveremo, è parlare delle condizioni materiali del lavoro in Italia ed elaborare proposte politiche: a partire da un libro bianco sul mercato del lavoro».

Il timing, per Rifondazione, non poteva essere migliore: l’evento, pensato in un primo momento come uno degli appuntamenti che dovevano accompagnare e sollecitare dal basso la verifica di governo, acquista, dopo gli ultimi giorni, un significato tutto politico. E, dopo la separazione consensuale col Pd, fotografa due mondi che hanno davvero imboccato strade diverse: «Montezemolo si interessa al programma del Pd, la Sinistra riparte dalla Thyssen» titolava ieri Liberazione. Insomma, dicono a Rifondazione, qui c’è il lavoro, lì, inteso come Pd, c’è l’impresa. Sarà questo il terreno di sfida a Veltroni, preparato anche mediaticamente: «Resistiamo 365 giorni l’anno» è lo slogan della manifestazione di oggi. E anche nell’organizzazione si è scelto un taglio che è l’opposto del leaderismo: parleranno una quarantina tra precari, lavoratori dell’agricoltura, dell’edilizia, dei call center, badanti: gli «invisibili» di cui parla Giordano. Ci sarà pochissimo spazio per le voci istituzionali. Dice Zipponi: «Il Pd si dice equidistante tra lavoro e impresa. Significa che i due soggetti hanno la stessa forza e quindi non serve l’intervento redistributivo dello Stato, ad esempio. Noi invece stiamo dalla parte del lavoro. È un confine identitario ben preciso e noi, come sinistra arcobaleno, vogliamo partire dal lavoro per costruire il nuovo soggetto politico». E sulla Thyssen afferma: «Non è solo un luogo dove è si è verificata una tragedia isolata. È un simbolo visto che da gennaio ad oggi sono morti 110 lavoratori sul posto di lavoro. La realtà quotidiana ci dice che in questo paese ci sono due popoli e due Stati: uno fuori, uno dentro i cancelli delle fabbriche».

Il libro bianco che Rifondazione metterà sul tavolo di discussione della sinistra arcobaleno è il frutto di un lavoro di un anno e mezzo, cui hanno partecipato giuristi, avvocati e sindacalisti. Con l’obiettivo di fotografare la situazione del lavoro in Italia e offrire proposte su welfare, diritti, precarietà, democrazia sindacale. Dice Zipponi: «È una nostra idea di società “altra” rispetto a Confindustria. Ci abbiamo lavorato quando stavamo al governo e non riuscivamo a spostare diritti e ricchezza dalla parte dei lavoratori». Da oggi inizia la campagna elettorale e nella Cosa rossa parla Cipputi.

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di sabato 9 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 9/2/2008 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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