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Diario


8 febbraio 2008

Con un po' di mal di pancia Sd si affida a Fausto

Sd è appesa a un filo, anzi a un simbolo. Meglio ancora: a quattro simboletti. Nel senso che se la Cosa rossa correrà con l’arcobaleno senza i loghi dei quattro partiti della sinistra-sinistra, sia pur con un fortissimo mal di pancia, Sd seguirà compatta Mussi, e sosterrà la candidatura di Fausto Bertinotti. Altrimenti, se così non dovesse essere, ognuno si sentirà libero di seguire il proprio destino, o quasi. Perché quell’eventualità, dicono, sarebbe un vero e proprio cedimento su tutta la linea. Ma più dei simboletti è stata proprio la leadership di Bertinotti l’oggetto vero di una tesa (tesissima) direzione di Sd, dove non sono mancate critiche, anche aspre, a Mussi: reo, a giudizio di molti dei suoi, di aver ceduto su Fausto senza aver avuto garanzie in cambio.

Riassumendo. Alla vigilia dell’incontro tra i quattro segretari della Cosa rossa di martedì scorso, Mussi aveva ricevuto mandato dai suoi di spingere per un’alleanza di tutta la sinistra con Veltroni. E di accettare la candidatura di Bertinotti solo dopo aver verificato che non sussistevano le possibilità di costruire un «nuovo centrosinistra» tra Pd e Cosa rossa. E, in tal caso, solo dopo aver accertato che nel simbolo della Sinistra arcobaleno non ci fossero falci e martelli. Obiettivo: evitare che la Cosa rossa venga vissuta e percepita come una Rifondazione allargata. Alla riunione di martedì invece Mussi ha dato il via libera su Bertinotti senza portare a casa il simbolo. Se a ciò si aggiunge che Veltroni ha onorato fino in fondo il patto con Fausto per una separazione consensuale tra Pd e sinistra-sinistra senza dare sponda a Mussi, il malcontento della riunione di ieri era largamente prevedibile. In sostanza ha preso forma, per alcuni, lo scenario opposto rispetto a quello auspicato all’atto di nascita: quando si diceva che bisognava «superare la distinzione tra radicali e riformisti» o si sottolineava il saldo ancoraggio al socialismo europeo o si sosteneva che «il Pd non è un nemico ma un alleato», e si insisteva per unificare la sinistra, intesa però come sinistra di governo.

Titti Di Salvo, tra i dirigenti più critici nei giorni scorsi, prova a metterla in positivo: «Lavoreremo perché non ci siano due sinistre. Visto che, oltre tutto, il Pd si profila come un partito di centro, a noi spetta la costruzione di una sinistra unita, popolare e di governo. Spero che con Bertinotti ci sia una squadra che si impegni in tal senso». Fulvia Bandoli usa invece meno diplomazia: «Su Bertinotti non mi ha convinto il metodo di designazione che è stato poco democratico. E ritenevo che, per rappresentare tutte le culture politiche della sinistra, non fosse la figura migliore. Ciò premesso ora mi aspetto che Bertinotti lavori per la costruzione di una nuova sinistra e rimetta in campo le riflessioni sul socialismo del XXI secolo e sul superamento dei partiti esistenti che ha fatto qualche mese fa. Ecco perché il simbolo è importante: non può esprimere solo un cartello elettorale».

Ora Mussi, che nel tempo ha perso pezzi che condividevano questa idea di sinistra - prima i socialisti di Angius e Spini, poi i sindacalisti della Cgil - non può permettersi di perdere la partita del simbolo. È «ir-ri-nun-cia-bi-le», scandiscono gli ex ds, che lo hanno pure messo nero su bianco in un documento approvato all’unanimità. Dalla sua il leader di Sd ha un sondaggio che darebbe l’arcobaleno al dodici per cento; mentre con la presenza delle sigle dei partiti scenderebbe di ben quattro punti. Ma soprattutto può contare proprio sull’appoggio di Bertinotti, nonostante l’insofferenza di una buona parte del suo partito, e su un atteggiamento più morbido dello stesso Pdci. Cesare Salvi taglia corto: «Certo che nelle riunioni si discute e ci si confronta… Io credo che Bertinotti nella riflessione di una nuova sinistra stia più avanti di tutti e spero se la giochi bene in campagna elettorale spingendo nella direzione di un soggetto politico unitario della sinistra». In ogni caso, seppure a microfoni spenti, molti dentro Sd dicono che a Fausto era impossibile dire di no. E, forse, è davvero finita Sd, da qualunque parte la si veda. Chissà se quest’epilogo non fosse già scritto all’atto di nascita. Era il cinque maggio dell’anno scorso. C’era tanto rosso, in sala e sul palco. Ai militanti venivano distribuite copie di Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, con un titolo a tutta pagina «La sinistra ha la sua grande occasione». E la colonna sonora era quella delle grandi occasioni: Bella ciao (in versione Modena City Ramblers) e l’Internazionale. Sullo sfondo, l’arcobaleno, sia pure iscritto nel simbolo di Sd, era ben visibile. Mancava solo Fausto.

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di venerdì 8 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 8/2/2008 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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