.
Annunci online

alessandrodeangelis


Diario


1 febbraio 2008

Conversazione con Paolo Nerozzi (Cgil). "Ecco perché tifo Marini. E lascio Mussi"

Primo: la speranza che Marini riesca a dar vita a un governo istituzionale. Poi: l’impegno a lavorare per l’unità sindacale. E, in ultimo, l’addio alla Cosa rossa (e a Sd). Il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi, in una conversazione col Riformista, inizia lanciando un allarme: «Abbiamo di fronte una crisi sociale molto acuta e una situazione economica che può portare alla recessione: un quadro di fronte al quale non è azzardato parlare di emergenza. Se aggiungiamo il resto, dalla monnezza a Napoli alle dimissioni di Cuffaro, dalla Calabria allo spettacolo offerto al Senato, si vede chiaramente che la crisi è nello stesso tempo sociale, politica e istituzionale. E rischia di precipitare in una vera e propria crisi democratica». Quindi, forza Marini? «Marini dovrebbe essere sostenuto da chi ha a cuore l’interesse generale più degli interessi di parte. Segnalo che per la prima volta tutte le associazioni padronali e sindacali chiedono un governo per fronteggiare la crisi, mentre qualcuno, anche a sinistra, celebra il trionfo del suo presunto interesse particolare chiedendo le elezioni subito». Per Nerozzi il governo istituzionale dovrebbe avere due priorità: «Misure di redistribuzione a favore del lavoro dipendente e pensionati. E un quadro di regole condivise tra gli schieramenti, cioè una nuova legge elettorale. Per provare a risolvere l’emergenza ci vorrebbe un anno. Ma per pochi, improrogabili interventi, bastano tre mesi». Ma aggiunge: «Certo, un anno significherebbe fare la Finanziaria e rinnovare i contratti. Ho visto che Montezemolo ci invita al dialogo per il rinnovo del modello contrattuale. È un fatto positivo che in questo quadro le forze sociali dialoghino, dobbiamo continuare a dare segni di unità in un paese così diviso. Ma per parlare di contratti ci vuole un governo in carica».

Nerozzi insiste sul ruolo di Cgil, Cisl e Uil: «L’unità sindacale è importante non solo in questa fase di transizione, ma anche per il futuro. Noi dobbiamo rafforzare i legami unitari tra le confederazioni. Questo è il messaggio che ci è venuto dal referendum sul Protocollo. Non mi spingo a parlare di sindacato unico, ma unitario e plurale sì». Per Nerozzi questo vale a prescindere dai governi: «La storia del governo amico non esiste. Tant’è che avevamo promosso uno sciopero per il 15 febbraio. Ora, non essendoci un governo, lo sostituiremo con iniziative di massa perché la nostra piattaforma sul fisco rimane inalterata. Così come rimane inalterata la nostra ambizione di parlare al paese. E aggiungo: di rispondere alla rabbia e alla solitudine del lavoro, aggravate dal fatto che coloro che in questi anni hanno teorizzato che il problema per lo sviluppo era il costo del lavoro ora scoprono la questione salariale, siano essi partiti o Governatori». Poi un monito: «Voglio vedere che fine faranno nelle commissioni quei provvedimenti sulla sicurezza dei lavoratori, che possono essere approvati anche in questo momento».

Ma è alla sinistra e, soprattutto alla Cosa rossa, che Nerozzi vuole parlare: «Si è chiusa la fase politica iniziata col ’92 segnata da un bipolarismo coatto, leaderismo, politica debole dal lato delle decisioni ma invadente nelle Asl. Occorre una democrazia che possa decidere. Per questo è importante il tema della legge elettorale». E la sinistra? «Parlo per me: ho nutrito una speranza e ho subito una sconfitta. Ne prendo atto. La speranza, con la nascita di Sd, era di superare la teoria delle due sinistre e di unificare la componente radicale e quella riformista. Elenco i nostri punti di riferimento al congresso dei Ds: adesione al socialismo europeo, rappresentanza del mondo del lavoro e rapporto con i sindacati, costruzione di una sinistra di governo, riforma della politica». E ora? «Quei quattro punti, in Sd e nella Cosa rossa non ci sono più. Mussi ha scelto l’unità acritica con Rifondazione. Il punto di rottura è stata la vicenda del Protocollo. Quando i lavoratori lo hanno approvato, la sinistra in Parlamento lo ha messo a rischio tentando modifiche che, era chiaro, non avrebbero avuto una maggioranza. In definitiva, non ha riconosciuto le posizioni dei lavoratori. E Mussi dopo il 20 ottobre e agli Stati generali della sinistra ha scelto una strada diversa rispetto al progetto originario ». Nerozzi lascia Sd? «Con una battuta potrei dire che Sd lascia me, nel senso che abbandona gli obiettivi per cui è nata e nei quali tuttora credo. Ma, guardando come sta venendo fuori, io nella Cosa rossa non ci sarò». E chiosa: «Nella politica bisogna tener conto delle persone che si rappresentano. Se le persone che rappresenti sono da tutt’altra parte rispetto a te, è un bel problema».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di venerdì 1 febbraio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 1/2/2008 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     gennaio        marzo
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE


CERCA