.
Annunci online

alessandrodeangelis


Diario


24 gennaio 2008

I socialisti si dividono sul dopo Prodi

E ora i socialisti si dividono sul post Prodi. Dopo il dibattito alla Camera che, di fatto, ha sancito la fine politica del governo, in casa socialista, ci si interroga sul da farsi. «Le incognite sono più delle equazioni», dice Villetti, ma la sensazione è che in queste ore, all’interno della Costituente socialista, lo schema portato avanti dallo Sdi per oltre un decennio sia sottoposto a più di qualche tensione. Quale schema? Quello per cui le alleanze possono pure cambiare (vai alla voce: Trifoglio, Girasole, Fed o Triciclo che dir si voglia) ma due punti fermi non si possono mettere in discussione: la tutela del gruppo storico dello Sdi e il rapporto privilegiato con Prodi.

Il modulo di gioco targato Sdi, seppur in versione più sfumata, ha retto finora anche nella Costituente, nella nuova versione: «i nanetti e il Prof». Ma ora non tutti i costituenti sono d’accordo con Boselli&Co e chiedono che si cambi logica. Un segnale, neanche tanto velato, sono le critiche ricevute ieri da Roberto Villetti che in aula ha recitato l’ultimo atto del prodismo. Il capogruppo dello Sdi infatti ha sparato ad alzo zero più su Veltroni che su Mastella e ha chiuso a ogni ipotesi di governo istituzionale, provando a dare l’estrema stampella a Prodi: «Il momento in cui questa crisi si è aperta non è stato quello delle dichiarazioni di Mastella alla Camera ma a Orvieto dove Veltroni ha sepolto la maggioranza che fino a oggi ha sostenuto il governo». E ha aggiunto, rivolgendosi a Prodi: «Tocca a lei ricercare una soluzione coerente che eviti la fine della legislatura». Tradotto: lo Sdi spera ancora in un Prodi bis. I malumori di molti compagni del Ps sono dovuti al fatto che non sarebbe stata questa la linea concordata all’interno della riunione del comitato promotore di due giorni fa, dove il ragionamento era stato, più o meno, questo: certo non possiamo sancire noi la fine del governo e quindi votiamo la fiducia, ma visto che da tempo abbiamo invocato «un nuovo programma e un nuovo governo» dobbiamo chiedere a Prodi, al momento della fiducia, che un minuto dopo si rechi da Napolitano per trovare una soluzione adatta alla crisi aperta. Villetti ha invece seguito lo schema prodiamo. E ora, in vista della prossima riunione dello stato maggiore socialista in calendario per domani, in molti esprimono più di un malumore. Afferma Lanfranco Turci: «Se c’è un modo per dare senso alla legislatura è un governo istituzionale con al centro la riforma elettorale secondo le indicazioni date implicitamente dal presidente Napolitano. Dovevamo esplicitare questa posizione. Voglio dire a Villetti che è stato giusto non avergli dato l’ultima pugnalata, ma l’universo del centrosinistra non ruota attorno a Prodi». Prosegue Turci: «Il destino dei socialisti non dipende né da Prodi né da Veltroni ma dalla loro capacità di iniziativa. In relazione alle voci che girano non credo che sarebbe politicamente saggio aderire al partito di Prodi nel caso in cui ne facesse uno in polemica col Pd. Piuttosto dovremmo concentrarci su di noi visto che siamo in ritardo su tutta la linea. Basti pensare alla Campania dove abbiamo ridato la fiducia a Bassolino pur non essendo coinvolti nelle lottizzazioni». Dice Gianni De Michelis: «Un minuto dopo che Prodi non c’è più il problema è se andare alle elezioni o fare un governo di transizione. Tutti hanno fatto finta di non capire ma io, lo dico apertamente, sono d’accordo con il presidente Napolitano sul governo istituzionale. Anche se questa legge per qualcuno potrebbe andare bene, occorre pensare soprattutto all’interesse del paese. Sono convinto, tra l’altro, che Berlusconi cambierà posizione». E ancora: «A differenza di Villetti penso che Prodi sia fuori gioco. Serve un governo di emergenza che affronti il tema della legge elettorale e anche la crisi economica. Noi socialisti non possiamo non esserci. Anche perché la fine di Prodi coincide con la fine di questo bipolarismo bastardo e l’inizio di una nuova fase. È ora di aprire una discussione tra di noi sui contenuti e fare un congresso vero». Anche per Spini la parola chiave è autonomia: «Il punto non è l’asse con Prodi ma un ruolo autonomo dei socialisti. Se un governo istituzionale maschera un accordo tra Veltroni e Berlusconi non va bene. Ma in linea teorica sarebbe opportuno». E l’ex ds Roberto Barbieri sostiene: «Serve un governo istituzionale nell’interesse di un paese a pezzi. Questo consentirebbe anche ai riformisti di riorganizzarsi con più distensione per il futuro. È chiaro che l’Unione va superata. Io penso a un centrosinistra costituito dal Pd, da noi e da qualcun altro sulla base di un programma omogeneo che non veda, ad esempio, il diavolo in un termovalorizzatore».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di giovedì 24 gennaio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 24/1/2008 alle 11:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 45881 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE


CERCA