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Diario


19 gennaio 2008

Parte dalla Cgil la resa dei conti dentro Sd

Prima lo scontro sul Protocollo, poi la manifestazione del 20 ottobre e infine l’impostazione data agli Stati generali della sinistra. Ora, di fronte a una situazione del governo sempre più complicata e a una Cosa rossa che si divide su tutto, per qualcuno il vaso è colmo. E una parte di Sd chiede un cambio di rotta a sinistra: così non va, dice, poiché Sd in questi mesi è andata al traino di Rifondazione smarrendo le ragioni per cui, solo a marzo dell’anno scorso, uscì dai Ds. Quali? Il socialismo europeo, una visione generale, non parziale, del mondo del lavoro, l’idea di unire la sinistra sul terreno del governo e non dell’opposizione, per citare le più importanti. Quindi: occorre recuperare lo spirito delle origini a partire dai contenuti. E aprire un confronto con tutti, dai socialisti a Rifondazione. E occorre pure incalzare il Pd, che è pur sempre un alleato, sulle cose concrete. Questo in sintesi il messaggio contenuto nel documento (otto cartelle di impianto socialdemocratico purissimo) che una serie di dirigenti di peso di Sd ieri hanno messo nero su bianco e consegnato a Mussi. Che l’intento sia di arrivare a quello che una volta si chiamava un “confronto franco e schietto” lo si capisce leggendo le firme: i segretari confederali della Cgil Carla Cantone, Morena Piccinini e Paolo Nerozzi, il segretario generale della Scuola Carlo Panini e quello della Funzione pubblica Carlo Podda; il segretario generale della Cgil Lazio Walter Schiavella e il presidente dell’Inca nazionale Raffaele Minelli. Ma anche i deputati Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, e Angelo Lo Maglio, e il sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli.

Scissione in vista? Non per ora ma così, almeno per una parte dei dirigenti di Sd, non si può andare avanti. E, a meno che Mussi non cambi linea (e non di poco) sulla Cosa rossa la separazione sembra inevitabile. Lo schema ricorda un vecchio classico: per ora si pone la questione in termini alti, che ovviamente riguarda la sinistra e il futuro del paese. Poi, come nelle migliori tradizioni, se non ci sarà una svolta, probabilmente, ognuno ne trarrà le conseguenze. Ma non è difficile intendere che, dentro Sd, sulla prospettiva politica, si sia arrivati alla resa dei conti. Basta leggere il documento.

Capitolo Cosa rossa: «Gli Stati generali hanno mancato l’obiettivo di delineare l’orizzonte politico della sinistra, di esplicitarne la sua fisionomia e il suo progetto. Si è arrivati a questo appuntamento in un deserto di partecipazione, sull’onda di una rottura strisciante con il governo Prodi e nel vivo di una contraddizione acuta con gran parte della Cgil». E sulla federazione della sinistra arcobaleno il documento prosegue: «La proposta della federazione si è rivelata essere, come era prevedibile, una soluzione tattica più che un impegno strategico. Anche il conflitto sulla legge elettorale, ma esteso ben oltre questa, testimonia quanto siano distanti sulla strategia politica i partiti della cosiddetta Cosa rossa». Capitolo socialismo europeo: «Noi abbiamo criticato il Pd e la sua ambiguità sulla collocazione politica in Europa, sul suo possibile abbandono di quel che è stato e fin qui resta l’unico referente politico europeo ed internazionale di sinistra. Ma tanto più incomprensibile è la rimozione di una questione tanto decisiva nel dibattito degli Stati generali della sinistra. Se questa bussola, al di là della retorica, dovesse smarrirsi nella stessa Sinistra democratica, sarebbe grave. Con essa si perderebbe infatti anche una delle ragioni alla base dell’ultima battaglia nel congresso dei Ds». Capitolo sindacato: «È stato un errore formulare nella manifestazione del 20 ottobre l’obiettivo improbabile di forzare in Parlamento il Protocollo sul welfare. Ne è seguita la sconfitta del voto di fiducia, una sconfitta tanto più amara, perché sull’altro versante c’era anche la Cgil e il voto di cinque milioni di lavoratori». E prosegue, parlando a Rifondazione perché Mussi intenda: «Assumere il lavoro, la sua dignità, la sua crescita, la sua funzione sociale come chiave di lettura per l’iniziativa politica è molto di più e di diverso che inseguire il sindacato con atteggiamenti parasindacali». E il governo? «Nei mesi che abbiamo alle spalle, per una parte importante della sinistra, la coalizione dell’Unione e il governo sono stati vissuti come una parentesi e una scelta tattica antiberlusconiana, più che come una strategia». Da ultimo il monito: «La scelta di unità, il rifiuto di costituirsi in partito da parte di Sd, non può significare precarietà, subalternità politica e culturale». Forse manca il capitolo finale, ma non è difficile prevederlo.

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di sabato 19 gennaio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 19/1/2008 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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