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Diario


8 gennaio 2008

La verifica di Rifondazione

Da oggi si fa sul serio. E in via del Policlinico si respira un (cauto) ottimismo, almeno per ora. Con il confronto tra governo e parti sociali su fisco, salari contratti si apre, di fatto, il primo round della verifica. E anche per Rifondazione inizia una fase decisiva. Il partito di Giordano, in una segreteria svoltasi ieri in due tappe (la prima, in mattinata, sul caso Napoli, la seconda, nel pomeriggio, sui temi di politica generale) ha provato a fissare i paletti in vista del secondo round, quello all’interno della maggioranza. Data prevista: il 10 per i temi economici - ha comunicato ieri palazzo Chigi - e, solo dopo il pronunciamento della Corte sul referendum, si parlerà di quelli istituzionali. E l’agenda di Rifondazione? Certo ci saranno la Amato Ferrero da sbloccare (ma soprattutto da approvare, dicono a Rifondazione), nonché la battaglia sulla laicità e sulla sicurezza, ma i temi più caldi sono, appunto, legge elettorale e salari. Dopo di che si aprirà il capitolo precarietà.

Sul primo punto la parola d’ordine di Giordano&Co è «parlamentarizzare la questione», ovvero portare il testo Bianco in aula sottraendolo al cortocircuito mediatico degli ultimi giorni. E se ancora ieri in un’intervista a Repubblica Giordano ribadiva le due modifiche irrinunciabili per Rifondazione (il recupero nazionale dei resti e il voto disgiunto tra liste e collegio) a porte chiuse si sono tracciate le coordinate di uno scambio possibile col Pd. Il ragionamento che si fa dalle parti di Rifondazione suona più o meno così: l’asse con Veltroni tiene nonostante le turbolenze legate alle dinamiche interne al Pd. Soprattutto perché, a giudizio di Rifondazione,Veltroni, pur mettendolo nel novero delle possibilità, vuole evitare il referendum. Non solo, ma le pressioni dalemiane in favore del modello tedesco aiutano, e non poco. E lo scambio possibile? Il Prc potrebbe accettare di aggiungere alla bozza Bianco il premio di maggioranza gradito al segretario del Pd («un premietto» dicono dalle parti del Prc) se in cambio il Pd cedesse sul recupero nazionale dei resti. Su questo le parole di Latorre su Liberazione di sabato sembrano certificare la possibilità dell’intesa: «Condivido la necessità di riconsiderare il recupero dei resti su base nazionale. Ho delle perplessità sul voto disgiunto. Ma il consenso del Prc sulla legge elettorale è un elemento essenziale». Fin qui i patti (possibili) col Pd. Ma il compromesso all’orizzonte presenterebbe anche un altro vantaggio per Rifondazione tutt’altro che irrilevante, ovvero evitare di sacrificare la Cosa rossa sull’altare della legge elettorale. Dati per persi Verdi e Pdci, che in materia hanno scelto di ballare da soli, col «premietto» di maggioranza Giordano incasserebbe il sì convinto di Mussi, che il tedesco purissimo non lo vuole. Un sì particolarmente rilevante, dicono dalle parti di Rifondazione, almeno dal punto di vista simbolico, dal momento che consentirebbe di andare avanti sulla Cosa rossa, senza aver rotto con tre su quattro degli alleati. E, da ultimo, un sistema elettorale siffatto la Cosa rossa la agevolerebbe e non poco.

E i salari? Se le premesse sono quelle di ieri, la verifica rischia di tramutarsi subito in scontro. «È ora di smetterla di giocare a guardia e ladri», aveva detto ieri Franco Giordano a Repubblica, con Padoa-Schioppa «a difesa del debito pubblico, e Damiano che sulla precarietà ascolta troppo Confindustria, e noi, i ladri, a favore degli operai». Rifondazione considera irrinunciabile un’azione di redistribuzione, da attuare senza la logica dell’una tantum e senza aspettare trimestrali di cassa. Spiega il responsabile economico Maurizio Zipponi: «Tre punti sono per noi decisivi: la riduzione della tassazione sugli aumenti contrattuali nazionali, la restituzione del fiscal drag, la riduzione in automatico delle aliquote fiscali in relazione alla lotta all’evasione». E le risorse? Il Prc rispolvera un vecchio cavallo di battaglia: l’armonizzazione al 20 per cento della tassazione sulle rendite finanziarie. Quello che invece Rifondazione vede come fumo negli occhi è l’ipotesi di detassare gli aumenti contrattuali aziendali: «È un’idea neocorporativa - dice Zipponi - perché riguarda il 20 per cento delle aziende e il 25 per cento dei lavoratori». Al centro dello scontro sulla produttività che ha visto ieri un botta e risposta duro tra Damiano e Ferrero c’è un punto, che Rifondazione, al pari della Cgil, considera centrale: il ruolo del contratto nazionale come asse portante delle relazioni industriali. E in materia i timori emersi in via del Policlinico hanno due volti: quello della Cisl, ma soprattutto quello di governo, che, ad oggi, sembrerebbe avere una linea «doppia», da un alto Prodi e Visco, dall’altro Damiano e Tps. «Ha fatto bene Prodi a mettere al centro la questione salariale. Ora speriamo di rompere le resistenze di Padoa Schioppa» incrocia le dita il sottosegretario all’Economia Alfonso Gianni. Da oggi si parte.

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di martedì 8 gennaio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 8/1/2008 alle 12:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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