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Diario


4 gennaio 2008

Boselli sta in trincea aspettando il Pd Zelig

Prima un attacco a Veltroni. Poi la richiesta di un Prodi bis. In ultimo quella che il confronto sulla legge elettorale si allarghi al tema delle riforme istituzionali. Il leader dei socialisti Enrico Boselli, in una conversazione col Riformista, fissa le sue coordinate alla vigilia della verifica di governo. Sul Pd afferma: «Sulla laicità è ambiguo e lontano anni luce dai partiti socialisti europei. Quando incontriamo i nostri compagni portoghesi, francesi, spagnoli ci rendiamo conto che l’Italia è un paese a sovranità limitata». A Prodi dice: «È evidente che dalla verifica dovrà uscire un nuovo governo. In cui il Pd faccia una cura dimagrante di ministri, visto che nemmeno la Dc ai tempi del centrismo ne aveva 18 su 24. E che abbia al centro il tema delle riforme costituzionali, perché la legge elettorale da sola non basta». Da ultimo indica il modello istituzionale preferito dai socialisti: «Da trent’anni siamo favorevoli al semipresidenzialismo alla francese. Non ho capito il perché e il come della proposta di Franceschini ma a noi il modello francese va bene».

Ma prima di tutto c’è - neanche a dirlo - il tema della laicità, su cui Boselli è un fiume in piena: «Sono tre anni che è in atto un’offensiva fondamentalista da parte della Chiesa: la fecondazione assistita, la legge sulle unioni di fatto, il voto sconcertante nel Comune di Roma contro un registro per le famiglie che vivono fuori dal matrimonio. Da ultimo l’attacco alla legge 194. È una situazione preoccupante». E spiega: «Nel merito della legge il dibattito è viziato dalla malafede. Ruini non vuole migliorarla, vuole cancellarla, e prima di tutto ridurne l’ambito di applicazione. Ogni anno in Parlamento c’è una relazione sugli effetti della 194 che, ricordo, non è la legge che ha introdotto l’aborto nel nostro paese ma quella che ha sconfitto l’aborto clandestino. Bene, secondo l’ultima relazione parlamentare dal 1982 ad oggi gli aborti sono diminuiti del 45% e quello clandestino è stato cancellato». Poi il segretario dello Sdi aggiunge: «Le gerarchie sui diritti civili hanno un approccio classista. Con l’aborto terapeutico le donne sono un po’ più uguali le une alle altre. Lo stesso vale per gli altri temi eticamente sensibili. Altrimenti chi ha i soldi va nelle cliniche private e chi no dalle mammane. O chi ha i soldi fa la fecondazione in un altro paese europeo. E chi non li ha no. A questo serve la legge, a dare garanzie a tutti e non solo alla classe privilegiata». E ancora: «Ci dicono che siamo laicisti e ottocenteschi. Rispondo che la laicità non combatte le religioni ma il fondamentalismo. Certo, non siamo in uno Stato teocratico dove il peccato è reato, ma da noi le gerarchie intervengono troppo pesantemente nell’azione legislativa per tutelare i valori religiosi. In un paese moderno, non ottocentesco, le leggi devono garantire i diritti di tutti. Peraltro, se guardiamo il paese, i comandamenti della Chiesa cattolica sono disattesi dalla maggior parte dei cittadini, altrimenti non si spiega l’alto numero dei divorzi o delle unioni di fatto per dei cattolici più famosi che siedono in Parlamento e che di famiglie ne hanno due o tre». E al governo dice: «La verità è che c’è un’ipocrisia di fondo: da un lato si blocca la legge sulle unioni di fatto e dall’altro il nostro paese investe, per la famiglia appunto, anche per quella tradizionale, la metà dei soldi rispetto agli altri paesi europei». Ma è sul Pd che Boselli la mette giù dura: «Sembra Zelig: mentre c’è un guerra santa sulla laicità Reichlin presiede una commissione sui valori come fossimo nel secolo scorso». E Veltroni? «Su Roma mi ha deluso. E più in generale il suo silenzio sulla laicità è assordante. Inutile prendersela con la Binetti se uno ci fa un partito».

Su questi temi i socialisti continueranno a dare battaglia nella verifica. Ma al centro del confronto con Prodi ci sarà anche la legge elettorale. Dice Boselli: «Un chiarimento è necessario. La crisi della politica non si risolve solo cambiando la terza legge elettorale in tredici anni. Bisogna avere il coraggio di dire che va cambiata la Costituzione che è ispirata a principi parlamentari e proporzionali, mentre i principali partiti sono ispirati a principi maggioritari e presidenziali. E, rispetto ai modelli in campo, noi preferiamo il sistema francese, ovvero l’elezione diretta del presidente della Repubblica. È quello che garantisce meglio la governabilità». E la legge elettorale? «Dico no alle leggi truffa come la bozza Bianco e dico no al referendum su cui presenteremo una memoria oppositiva perché a nostro giudizio è incostituzionale. Speriamo che la Corte lo confermi. Nemmeno la legge Acerbo consentiva a chi ha il 25 per cento dei voti di prendere il 51 per cento dei seggi. La legge che uscirebbe dal referendum è antidemocratica». Conclusione? «Dalla verifica deve venir fuori un Prodi bis che si impegni anche per le riforme».

Alessandro De Angelis

da Il Riformista di venerdì 4 gennaio




permalink | inviato da alessadrodeangelis il 4/1/2008 alle 16:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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